Considerazioni

4 01 2008

 

L’ITALIA…

 

Fin da piccolo, vuoi per cultura cinematografica, vuoi perchè la mia famiglia ha veramente vissuto il “miracolo italiano” del riscatto sociale dopo la seconda guerra mondiale, ho sempre visto questo mio strano paese come una piccola bomboniera ripiena di persone semplici, lavoratrici, umili e predisposte, osservando i grandi maestri di ogni schieramento, (da De Gasperi che col suo famosissimo discorso all’assemblea di Parigi permise all’Italia di non sedere al tavolo dei “perdenti” a Berlinguer che lanciò l’idea di “eurocomunismo”, fino ad arrivare a Moro e tutto ciò che con lui è morto) a vivere la politica come una seria missione traducendo in fatti l’interpretazione del proprio tempo oltre ad analizzare modelli e proporne di nuovi.

L’italia è il paese dei campanili, tanti, simili, ma mai uguali; è il paese dei mercati, dei contadini, degli imprenditori, della mafia e perchè no, anche dell’oramai inflazionata pizza e mandolino.

Il problema è che un giorno , improvvisamente, ti alzi e non trovi più la tua Italia ed allora ti chiedi il perchè, ti indigni o meglio ti incazzi perchè vorresti anche te le stesse opportunità che sono state date ai tuoi genitori e fa male accorgersi di essere degli illusi e che non si può nemmeno più fare il bago nei fiumi.

Se leggo un giornale, un blog, o se semplicemente entro in un bar (ove si ascolta la vera voce del popolo) trovo disprezzo e non profondo rispetto per la politica e la sua classe dirigente.

Vedo ed esempio De Gregorio e Previti (oltre a troppi pregiudicati che, secondo me, non dovrebbero nemmeno avvicinarsi alla stanza dei bottoni) non posso essere completamente contrario.

Vedo che troppa gente non riesce a pagare il mutuo ed altri non riescono neppure a pagarsi da mangiare l’ultima settimana del mese.

è un’Italia che soffre la mia in cui le chiese sono divenute musei ed i mercati luogo d’incontro per badanti russe e rivenditori cinesi.

Questo non è catastrofismo ed io non sono arreso.

LA MIA ITALIA, quella vera; quella che sa far politica ed ha una visione futura della società ed un SOGNO, quella che va ancora a qualche mostra d’arte e non solo al cinema a vedere “Boldi e De Sica (va detto, per onestà, che io guardo anche Boldi e De Sica), quella che reputa il nichilismo una via troppo sempice per essere seguita, quell’Italia che sa amare il suo paese e non vuole diventare gli “stati uniti d’Italia”, quell’Italia fatta di associazioni, gruppi ed artigiani spesso non apprezzati ed anzi,  logorati da tasse troppe alte senza un’effettivo ritorno in servizi, quell’Italia fatta di nonne che non vengono mandate allo spizio, quell’Italia semplice, con una bandiera semplice E’ UN’ITALIA CHE NON HA PAURA, CHE VUOLE TORNARE AD ESSERE GRANDE NELLA POLITICA, NELL’ARTE, NEL CINEMA E NELL’ECONOMIA, ma quella vera, senza sussistenze statali, E’ UN’ITALIA CHE HA PAURA DEGLI EXTRACOMUNITARI MA CHE NON E’ RAZZISTA.

Bisogna fare uno sforzo non idifferente tutti assieme, ovvero tornare alla basi e da li ripartire, fregandocene di coloro che vivono la politica per affarmismo in quanto quei delinquenti (perchè questo sono) saranno sostiuiti un giorno da una classe dirigente alla quale noi  saremo chiamati a far parte che spero non commetterà più l’errore di distaccarsi dalla base sociale per divenire autoreferenziale.

La mia Italia non è un’utopia e con voi, spero di realizzare questo mio sogno, questa mia visione, questo mio progetto.