Guarda ceco!

28 01 2008

Con il machete, con i bastoni o con gli archi e le frecce avvelenate. Ogni arma è buona per uccidere il rivale politico in Kenya. La competizione elettorale si è trasformata in una guerra etnica. Negli ultimi quattro giorni quasi un centinaio di uomini sono caduti sotto la violenza dei sostenitoti del neo presidente Kibaki o dell’oppositore Odinga. Teatro delle violenze è stata ancora una volta la provincia occidentale della Rift Valley e in particolare la località di Nakuru, dove solo ieri si sono contate 45 vittime. Rift Valley è una delle principali roccaforti di Odinga e del suo partitola cui base è costituita dall’etnia dei Luo, ostile a quella dei Kikuyu cui appartiene Kibaki, rieletto il 27 dicembre scorso. Tra le vittime anche il sacerdote cattolico: padre Michael Kamau Ithodeka, massacrato a colpi di machete. Dopo la proclamazione di Kibaki, contestata da Odinga, sono iniziati violenti scontri che finora hanno causato oltre 800 morti e 260 mila  sfollati. (…) Tra i due contendenti, sta provando a mediare l’ex segretario generale delle nazioni Unite Kofi Annan .  Repubblica.it 

 

Il mondo muore proprio dov’è nato. (…) Chi ancora ce la fa scappa dall’inferno. Ed e’ forse l’aspetto piu’ triste. L’esodo dei Masai, pastori e guerrieri belli e alteri, e’ arrivato fino alle porte di Nairobi, da dove vennero cacciati. Quasi la metafora, drammatica, di un mondo che muore proprio dov’è nato. (…) Alla fine del viaggio, attraversiamo la Rift Valley , smisurata, incredibile, emozionante. Qui, secondo gli scienziati, ha avuto origine la specie umana. E’ avvolgente, come una grande culla. Questa non puo’ essere la terra dell’inferno. Quasi nascosto, ecco verso est il parco Tsavo, territorio della tribu’ dei Kamba. Si’, eccola, e’ questa l’Africa. Quattro leonesse stanno preparando l’attacco a una mandria di bufali. L’astuzia contro la forza bruta. E’ scontato: anche stavolta vinceranno le regine della savana, cioe’ l’astuzia. Addentrandoci nel parco, incontriamo elefanti, zebre, struzzi, impala, oltre alle immancabili giraffe. Giochiamo con le scimmie. Al primo lago, scopriamo un miracolo della sopravvivenza. Gli ippopotami che convivono con i coccodrilli. Una volta si sbranavano. Adesso stanno insieme, vicini. E forse ci insegnano qualcosa. L’ennesima lezione della natura. Asante sana, Africa. Grazie.  Kenya, dicembre 2000 (from http://pinoscaccia.splinder.com/)

 

 

 

LE FOTOGRAFIE CHE VEDRETE DI SEGUITO RITRAGGONO DONNE IN CINTA E UOMINI BARBARAMENTE UCCISI. SONO IMMAGINI “FORTI”.

 

 

 

“LA CAPACITA’ DI INDIGNARCI CI RENDE ANCORA UOMINI”

(Le fotografie sono state prese dal sito http://www.claudiomoffa.it)

 

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Il Teatro delle crudeltà

25 01 2008

La presunzione, il rock ed un’italia che torna a “parlare in versi”.

Il “Teatro degli Orrori”.

La poesia.

La canzone di Tom…





“PICCOLI” PROBLEMI DI CUORE

23 01 2008

Il troppo spazio dato alle voci che non contano nulla, i partitini con lo 0.63% ricattano quelli con il 20; 30 deficienti impediscono al papa di effettuare serenamente il suo discorso all’apertura dell’anno accademico e poi?

basta acquistare ogni tanto un giornale straniero e vedere come siamo descritti

Le voci dei “piccoli ed insinificanti” prevalgono e ci fanno sembrare un paese che prova dell’astio nei confronti della Chiesa, un paese che non sa far più politica, un paese senza imprenditori e senza capitali.

Siamo il paese in cui Calderoli è ancora in parlamento dopo che la stampa mondiale gli ha dato del coglione e dopo che delle persone innocenti sono morte per la follia islamica scatenata dalla la sua sfrontatezza e completa mancanza di rispetto per un ruolo così importante come quello di ministro.

Questo è il paese di Mastella che dopo essere stato indagato assieme alla moglie da le dimissioni, sostiene che siamo in piena emergenza democratica e che non può più condividere la politica di questo governo…

Questa non è politica?

La politica non si fa solo con le idee, i principi, valori o i soldi.

La politica si può fare solo in presenza dei numeri, quei numeri che possono garantire riforme strutturali, che sanno andare anche contro alcune categorie per il bene del paese.

Lo sbarramento al 5% è necessario e doveroso, non solo per eliminare una serie di partiti, ma soprattutto per permettere l’avvento di una politica che non ha più paura.

Concludo affermando che sarò profondamente amareggiato se domani al senato Prodi cadrà in quanto, nonostane appartengo ad una categoria a cui sono state aumentate (e non di poco) le tasse, credo che questo governo abbia lavorato bene, ne sono un’esempio l’accordo dopo 9 anni con i metalmeccanici, i numerosi accordi con cinfindustria, le liberalizzazioni (anche se sono state realizzate in modo parziale), il risanamento dei conti pubblici, o per lo meno il tentativo di farlo (è bene ricordare che abbiamo ca. 1600 miliardi di euro di buco e ca. 70 miliardi di interesse annui) gli investimenti per il sociale sono triplicati in soli 2 anni, la lotta all’evasione fiscale che ha portato c. 20 miliardi di Euro (anche per il buon lavoro svolto dall’ex ministro Tremonti) e molto altro ancora…

Questo governo se cadrà dovrà fare anche un serio “mea culpa” rispetto ad alcune vicende poco piacevoli come il caso Visco e la non sotituzione di Sircana, gli investimenti miliardari (€) per l’acquisto di nuovi veivoli militari, la siuazione campana dove governa il centro sinistra e non siamo in grado di intervenire…

Potrei stare ore ad elencare meriti ed errori di questo governo, senza giungere ad una sola risposta.

Il progetto centro sinistra è finito anche se Prodi continuerà ad occupare il ruolo di leader; il progetto di costruire un governo contro un uomo (Berlusconi) è fallito miseramente, il progetto o l’utopia di governare con UDEUR e comunisti italiani è fallito anch’esso.

Andiamo avanti





TOGHE ROSSE

17 01 2008

Premetto che questa non è una difesa del ministro Mastella.

Questo vuole essere un momento di riflessione rispetto ad un fenomeno che in italia sembra aver confuso il moralmente “scorretto” con l’illegale.

 Presidente Scalfaro, ricomincia lo scontro tra politica e magistratura, con una scia di polemiche più avvelenate del solito. Stavolta al centro di tutto c’è addirittura il ministro Mastella, con uomini del suo partito e con la sua famiglia.
«È una faccenda che mi dà molto da pensare. Stamattina, sono passato in via Arenula e, davanti al ministero della Giustizia, ho visto schierato un plotone della polizia penitenziaria, con banda al seguito. Era un picchetto d’onore per il giuramento di nuovi agenti. Ma oggi era anche il giorno in cui il Guardasigilli doveva riferire alla Camera sull’attività del suo dicastero. Due circostanze alle quali ho pensato più tardi, quando ho saputo dell’inchiesta per la quale è stata messa agli arresti domiciliari la moglie di Mastella. E mi sono chiesto: ma questa carcerazione doveva proprio scattare in un momento così particolare? In un giornata così simbolica? Era davvero così urgente? Mi è parsa una coincidenza tale da dare adito a interrogativi estremamente preoccupanti ».

Insomma: almeno per questo caso lei sembra condividere l’idea di una «giustizia a orologeria », come hanno denunciato in tanti a Montecitorio.
«Le cito un’altra coincidenza, che non posso dimenticare. Ricorderà che nel ‘53 l’Italia politica era sotto choc per il mistero di una ragazza trovata morta sulla spiaggia di Castelporziano…».

Il giallo Montesi, che bruciò la carriera dell’ex segretario dc, Attilio Piccioni, il cui figlio era sotto indagine.
«Esattamente. E la coincidenza fu che, nel giorno in cui Piccioni padre doveva presiedere, da ministro degli Esteri, una riunione dei suoi colleghi della Comunità Europea, giusto quel giorno i quotidiani lanciarono con grande risalto la notizia che al figlio era stato tolto il passaporto. Il danno per il Paese fu gravissimo. Mi dissi che cose come queste non capitano per caso».

Non occorre andare così lontano: è la stessa «sospetta sincronia» per la quale Berlusconi accusò il pool di Mani Pulite nel 1994.
«Sì, l’avviso di garanzia che gli fu recapitato a Napoli, durante un vertice dell’Onu, arrivò con un tempismo singolare. Oggi come allora la domanda è dove fosse l’urgenza. E bisogna riconoscere che anche fatti come questi, uniti a certi atteggiamenti ultradifensivistici del Csm, contribuiscono ad alimentare la sfiducia nei cittadini».

Quanto alla sfiducia, come giudica le dichiarazioni di Mastella in Aula? Ha parlato di «frange estremiste» di giudici, che vedrebbero in lui «un nemico da abbattere».
«Non ho potuto ascoltare il suo discorso, quindi non lo giudico. Ma non voglio far mancare una parola di solidarietà non soltanto al ministro, ma al collega e all’amico».

Ammetterà comunque che il rapporto tra questi due poteri dello Stato, lungi dal normalizzarsi, negli ultimi 15 anni si è imbarbarito fino al cannibalismo. Che ne pensa, da ex magistrato, da politico di lungo corso e da ex presidente?
«Quand’ero al Quirinale ho sempre difeso, anche per un mio preciso dovere costituzionale, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Ho sempre tenuto fermo questo punto, pure davanti al Csm e in momenti assai delicati. Ma ho sottolineato cose che mi parevano eccessive, non serene, abusi veri e propri. Ho censurato il metodo del “tintinnar di manette” e la pioggia di notizie riservate sui mass-media, senza che mai fosse aperta una qualche procedura contro i magistrati dai cui uffici quelle notizie dovevano esser uscite. E ho detto che quando s’incarcerava qualcuno per farlo parlare, si rasentava la tortura. Ho rifiutato di firmare un decreto (definito “salvaladri”, n.d.r.) che avrebbe alleggerito in modo insultante la posizione di persone prese con le mani nel sacco. Riflessioni che confermo totalmente».La Procura che ha messo sotto inchiesta Mastella fa sapere che l’indagine riguarda «un sistema di potere ». Così si ripropone l’eterna questione morale, di cui lei si occupò in anni lontani.
«È vero. A un Consiglio nazionale della Dc, dove nessuno osava evocare il nome di Ligato, ucciso pochi giorni prima in circostanze oscure, dissi “Ligato è nostro”, per far capire che era ipocrita prenderne le distanze. E anche il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla ricostruzione post-terremoto in Irpinia, da me presieduta, mi costò qualche odio. Oggi il problema è diverso e due cose mi sento di dire. Ai magistrati, di non invadere il terreno di altri poteri dello Stato e di accettare eventuali accertamenti supplementari, quando serva a un di più di garanzia. Ai politici, dico di non lanciare accuse generalizzate ma di concentrare eventuali recriminazioni su atti, documenti, sentenze precise. Altrimenti il clima non si svelenirà mai. Se passa la logica del “tutti colpevoli” non ci sarà alcun colpevole. E sarà peggio».




L’anticamera del dispotismo

15 01 2008
MA SE LA SINISTRA GIOVANILE DI ROMA PENSA CHE SIA SBAGLIATA LA PRESENZA DEL PAPA ALL’UNIVERSITA’ SIAMO SICURI CHE I SUOI ISCRITTI POSSANO (PER IDEOLOGIA) FAR PARTE DEL PARTITO DEMOCRATICO?
E cosa ne pensa in merito la SinistraGiovanile di Brescia?
(dichiarazione di Domenico Romano SG Roma: “Sbagliata la presenza del papa perchè condiziona l’inaugurazione dell’anno accademico”)
Pubblico l’intervento di Ernesto Galli Della Loggia in merito a questa “spiacevole” e vergognosa vicenda.
Una delle immagini del pranzo a base di pane, porchetta e vino che ha dato il via alla Sapienza alla «settimana anticlericale», 4 giorni di contestazioni  studentesche organizzate dal collettivo di Fisica contro la visita di Benedetto XVI in programma per giovedì 17 gennaio. L'intervento di Ratzinger in programma lo stesso giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico  ha suscitato non poche polemiche. Quasi settanta docenti hanno firmato una lettera inviata al rettore dell'ateneo chiedendo di annullare l'evento,  giudicato «incongruo». Da parte sua il rettore Guarini ha fatto sapere che il Pontefice sarà accolto come «messaggero di pace» (foto Renato Ciofani)

Laicismo obbligatorio

di Ernesto Galli della Loggia

Non manda un suono per nulla limpido la protesta che si sta organizzando per impedire la visita del Papa all’Università di Roma, in programma per giovedì prossimo. Sia chiaro: è assolutamente lecito non condividere, e quindi criticare pubblicamente, l’idea d’invitare il Papa alla Sapienza: ma una cosa è questa, e tutt’altra cosa è protestare giudicando inammissibile l’invito, e di conseguenza cercare di far sì che concretamente la visita non avvenga.

Proprio questo invece sta accadendo, sicché la protesta in corso sembra rispondere al puro e semplice intento di impedire la presenza e insieme la parola a chi risulta ideologicamente sgradito. Lo ha chiarito apertamente in un’intervista di ieri al Corriere uno dei più illustri tra gli aderenti alla protesta, Alberto Asor Rosa, illustrandone il merito in questi termini: «Non si può prescindere da un magistero pontificio fortemente connotato da posizioni conservatrici e reazionarie». Dal che sembra ragionevole dedurre che se, puta caso, l’orientamento del Papa (naturalmente sempre secondo l’inappellabile giudizio di Asor Rosa) fosse stato invece «progressista e democratico», allora la protesta non avrebbe avuto motivo d’esserci, e perciò probabilmente non ci sarebbe stata. Un punto di vista, ce lo consentirà Asor Rosa, che ricorda sgradevolmente quegli episodi, di cui in passato si sono rese responsabili più volte alcune università italiane, quando al loro interno si è cercato (spesso con successo) di impedire di prendere la parola a studiosi ebrei o israeliani perché considerati vicini a posizioni «sioniste». In realtà, come ha detto bene il rettore di Roma 3 Guido Fabiani, da sempre vicino alla sinistra e per sua ammissione un non credente, ma che tuttavia nel 2002 invitò Giovanni Paolo II nel suo ateneo, «l’esercizio della libertà di ricerca ha bisogno del rispetto e del confronto di valori». E’ davvero necessario aggiungere che un tale confronto non può che essere con i valori diversi dai propri?
Un’eguale, forte, perplessità suscita l’altra motivazione addotta dalla protesta, quella che contesta al Papa, per usare sempre le parole di Asor Rosa, le «continue intromissioni nella vita privata e pubblica del Paese». Ma anche qui: cosa è questo se non un giudizio di evidente natura politica, sul quale peraltro, Asor Rosa ne converrà, la metà o forse più del Paese non sarebbe d’accordo? Ora, nessuno pensa che sia illecito esprimere simili giudizi all’università e fuori, ma la protesta che si annuncia giovedì, è bene ribadirlo, non è rivolta già a esprimere giudizi, bensì a impedire a qualcun altro, cioè al Papa, di aprire bocca. Ma se si accettasse oggi una cosa del genere, mi chiedo, come potremmo allora condannare, come invece sia pur retrospettivamente facciamo, le gazzarre organizzate per esempio, nel 1923-24, dagli studenti fascisti fiorentini per impedire a Salvemini e Calamandrei di tenere lezione?

In verità, dietro molte voci che animano la protesta (e che ne spiegano l’asprezza) c’è un’idea più radicale e più inquietante. L’idea che la visita di un papa significhi, in quanto tale, la violazione dello statuto pubblico, e perciò pluralista, dell’istituzione universitaria.

C’è l’idea che in una democrazia che vuole essere tale la religione debba essere esclusa da qualsiasi spazio pubblico; che esistono orientamenti culturali e ideali — e quelli religiosi sarebbero i primi tra questi — i quali sono radicalmente incompatibili vuoi con la società democratica e con il suo ethos pubblico, vuoi più in generale con una moderna visione del mondo. E che quindi nell’università possa trovare posto e avere corso esclusivamente quello che si autodefinisce compiaciutamente il «libero pensiero». Idea inquietante che mette inevitabilmente capo a una sorta di obbligatorio laicismo di Stato, di pubblica preferenza sociale accordata all’irreligiosità: tutta roba in cui l’autentica tradizione liberale si è sempre ben guardata dal riconoscersi, ravvisandovi giustamente una più che probabile anticamera del dispotismo.





La politica non è una scienza, ma un’arte

15 01 2008

Devo ammettere che il bilancio della riunione dei giovani del PD (Partito Democratico) di ieri sera è andata ben oltre le mie aspettative (a parte il continuo perdersi fra i vicoli di via Milano). Sono stato piacevolmente stupito dalla quantità e dalla qualità delle donne presenti in quanto (non nel giovanile, che frequento da poco) ero abituato a vedere si e no 3 o 4 donne su 20/30 persone presenti ai vari dibattiti/incontri/cene.

Di seguito pubblico un bel video fatto dai “giovani di Magenta” sulla nascita del PD e, per chi fosse interessato, subito dopo, la scheda organizzativa per la costituzione dei circoli del Partito Democratico.

 

 

 

SCHEDA ORGANIZZATIVA PER LA COSTITUZIONE DEI CIRCOLI DEL PD

  Entro il 18 gennaio saranno confermati i comuni e  le sedi di seggio per le primarie da tenersi domenica 27 gennaio dalle ore 9 alle ore 18.Analogamente dovranno essere comunicati alla segreteria organizzativa i nominativi dei presidenti di seggio.. Qualora non fosse disponibile il Presidente del seggio del 14 ottobre andrà segnalato  un nome sostitutivo, da comunicare, comprensivo di telefono e mail, entro il 24 gennaio.  Entro il 18 gennaio si potranno ritirare, presso la segreteria del Pd, la lettera del segretario provinciale agli elettori del 14 di ottobre;  e volantini manifesti per la campagna di informazione per tutto il territorio provinciale.  Nei comuni sedi di circolo e/o di seggio dovranno incaricarsi di distribuire il materiale nelle forme più idonee. N.B. Ogni strumento di informazione dovrà contenere il giorno, il luogo, l’orario di inizio dell’assemblea, l’orario di chiusura del seggio.  Entro il 24 gennaio alle ore 18 dovranno essere trasmesse alla segreteria provinciale i nominativi degli elettori che, non si sono recati a votare il 14 di ottobre scorso e che, sottoscrivendo la dichiarazione di interesse, intendono recarsi a votare per le primarie del 27 gennaio 2008.  Entro il 24 gennaio alle ore 18 dovranno pervenire alla segreteria provinciale i nominativi dei candidati nelle liste per la quota integrativa l’assemblea costituente. Ogni candidatura dovrà essere sottoscritta da almeno 25 elettori del 14 di ottobre.  Il 26 gennaio Devono essere ritirati  i kit per le assemblee e le votazioni per la costituzione del circolo, presso la sede Pd di Via Metastasio a Brescia   Il kit conterrà:- liste dei candidati per la quota di integrazione dell’assemblea costituente proviciale - attestati di fondatori del Pd- blocchetto di ricevuta per la quota di sottoscrizione- regolamento provinciale e schede per i verbali delle assemblee- manifesti per le bacheche - tutto il materiale (urne, schede, moduli, verbali ecc…) per lo svolgimento delle votazioni   Il 27gennaio  dalle 9 alle 18    apertura delle assemblee, presentazione delle autocandidature per i coordinamenti di circolo e compilazione della lista in ordine alfabetico, apertura dei seggi, previa esposizione delle liste dei candidati.  Il 27 gennaio  a partire dalle ore 19 Trasmissione via mail, fax o telefonica dei risultati delle votazioni   Il 28 gennaio entro le ore 21,00 i presidenti di seggio o loro delegati devono riconsegnare: i verbali delle votazioni per i coordinamenti di circolo, i verbali delle votazioni per i delegati provinciali, le quote raccolte e le relative pezze giustificative, gli elenchi degli elettori.   





MASSIMO CACCIARI

10 01 2008

 Una teoria realistica della democrazia dovrebbe insegnarci come la competizione avvenga sempre, alla fine, tra èlites, e quando queste non sono tali sarà la democrazia a non funzionare.

                                          Massimo Cacciari





Finanziamento pubblico ai giornali

7 01 2008

 

Pubblico il post “25 aprile” tratto dal blog  www.pieroricca.org  

L’epicentro del degrado nazionale è il sistema dell’informazione. Fa bene dunque Beppe Grillo a mettere questo tema al centro del prossimo V day. Ho delle riserve tuttavia sulla scelta della data e degli obiettivi di questa mobilitazione.
Non condivido la scelta del 25 aprile perché quello è il giorno della Liberazione dal Nazifascismo. Vi si celebra l’atto fondativo della Repubblica Italiana. E solo a quella memoria, per una questione di rispetto e di senso civico, quel giorno dev’essere consacrato, specie in un’epoca di oblio e revisionismo galoppanti come l’attuale.
Per quanto riguarda gli obiettivi, concordo pienamente, e già ne ho scritto in passato, con la proposta di abolire l’ordine dei giornalisti. E le ragioni, di cultura liberale, le ha già spiegate una persona seria come Luigi Einaudi molti anni fa.
Più complicata la questione del finanziamento pubblico ai giornali. Accenno all’argomento principale: senza sostegno pubblico gran parte delle attuali testate giornalistiche sarebbe costretta a chiudere. Resterebbero in piedi solo pochi grandi gruppi editoriali che vivono di pubblicità o hanno alle spalle un potentato economico. Non mi sembra un grande passo in avanti sulla via della libera informazione e del pluralismo delle idee. Fermi tutti! So bene che il finanziamento pubblico ha alimentato un odioso sistema di frodi e privilegi, ben documentato dal saggio “La Casta dei giornali” di Beppe Lopez (edizione Stampa Alternativa-Rai Eri). Ma questa è la degenerazione dell’applicazione di un principio certo discutibile ma non insensato, cioé l’impegno dello Stato a favorire la pluralità delle iniziative editoriali, oltre la ferrea logica del mercato. Il meccanismo andrebbe modificato attraverso una serie di controlli severi e intelligenti correttivi, per esempio legati all’effettiva qualità, indipendenza e rilevanza di ogni singola testata. Ma presentare il finanziamento pubblico come il male dell’informazione italiana è sbagliato. Si tratta di una impostazione suggestiva, ma superficiale e demagogica: coerente con il pensiero di chi insegna che i partiti in quanto tali vanno azzerati e che si può fare a meno dei giornali e dei giornalisti, in nome della “democrazia diretta” e dell’informazione autoprodotta in rete. Non è così. La realtà è più complessa, certe mediazioni sono necessarie. E soprattutto i mali strutturali dell’informazione italiana, a guardar bene, sono altri. I principali sono: la concentrazione del potere mediatico (in particolare televisivo, visto che i giornali sono letti da una esigua minoranza) in poche mani, lo strapotere della pubblicità sui contenuti, la sudditanza della Rai dai partiti, l’assenza di una rigorosa incompatibilità fra titolarità di media e cariche pubbliche. Per porvi rimedio sarebbero necessarie, come abbiamo ripetuto fino a perdere la voce, leggi serie, ben articolate, rigorosamente applicate, unicamente rivolte all’interesse generale. Senza contare, aggiungo, che alla radice del problema c’è un elemento culturale, non casualmente sottovalutato dai commentatori: da una parte, lo svilimento professionale e deontologico della funzione giornalistica; dall’altra, l’analfabetismo di ritorno, la scarsa attitudine alla lettura, l’incapacità di interpretazione, la progressiva, invincibile ignavia mentale di milioni di cittadini italiani. Che io, come sapete, ritengo più preciso definire sudditi non pensanti. Ce ne sono molti anche tra gli utenti di internet. E non è un’impresa difficile suggestionare moltitudini di ingenui, in nome di un legittimo sdegno nei confronti delle varie caste nazionali, con le meraviglie della “democrazia diretta” e dell’informazione liquida.
Sono andato di corsa, perché sono in pieno trasloco e ho quintali di cartaccia e vecchi giornali (per l’appunto!) da far fuori, ma prometto di ritornare sul tema con più calma. Nel frattempo, se credete, ditemi la vostra.
Fabio da Napoli rompe il ghiaccio con questa lettera.

Caro Piero,

ci conosciamo, immagino ti ricorderai di me… ci siamo anche incontrati
a Roma, a piazza Farnese.

Ti scrivo perché vorrei condividere con te delle mie riflessioni
sull’argomento del finanziamento pubblico ai partiti, prendendo anche
spunto dall’iniziativa di Beppe Grillo e del V-Day del 25 Aprile
sull’informazione. Se vorrai pubblicare questa mia sul tuo blog, te ne
sarò grato, ma in ogni caso mi interessa la tua opinione in merito.

Ci sto riflettendo, sull’idea di eliminare tout-court i finanziamenti
pubblici ai giornali.

Sta crescendo in me la paura che sia la mossa sbagliata.

E’ vero, certi giornali non meriterebbero di essere finanziati
pubblicamente. Ma è anche vero che gli “incentivi”, di qualsiasi genere
essi siano, da sempre servono a spezzare situazioni di monopolio, a
rompere una situazione di inerzia che impedisce, di fatto, l’emergere di
realtà alternative a quella esistente.

Pensate agli incentivi all’acquisto dei pannelli solari, ad esempio: se
non esistessero, acquistarli non converrebbe. Il “libero mercato”,
direte voi, “se vogliono che i pannelli solari si vendano, che ne
riducano il prezzo!”. Certo, in teoria il discorso fila, ma in pratica
il problema è quello del cane che si morde la coda: meno pannelli solari
si vendono e meno il loro costo individuale tenderà a scendere, meno
scende il costo individuale dei pannelli e meno pannelli solari si
vendono, meno pannelli solari si vendono e meno ricerca nel campo dei
pannelli solari si riesce a fare.

E’ chiaro che il circolo vizioso va spezzato, per trasformarlo in
circolo virtuoso: bisogna far si che i pannelli solari costino meno,
magari incentivandone l’acquisto con finanziamenti pubblici. Così
facendo si venderanno più pannelli solari, più pannelli solari si
vendono e più scende il loro costo individuale, più scende il loro costo
individuale più pannelli solari si vendono, più pannelli solari si
vendono e più si riesce ad incentivare la ricerca nel campo dei pannelli
solari, favorendo così una diminuzione ulteriore del loro costo a parità
di caratteristiche. Ecco il circolo virtuoso.

Tornando alla situazione dei media italiani, trasliamo per un attimo il
discorso sulle televisioni: le reti Mediaset non vivono di finanziamenti
pubblici, ma di proventi pubblicitari. Sappiamo tutti quale potere di
influenzare le masse hanno le reti Mediaset (a tal proposito, ti
consiglio di visionare questo documentario della televisione americana,
censurato in Italia [1]), quale influenza abbia il suo proprietario,
grazie ai proventi pubblicitari ed ai soldi accumulati, e come egli sia
stato e sia ancora in grado riscuotere un così grande successo tra la
popolazione, a causa del fatto che, proprio grazie al suo monopolio
informativo, troppe poche persone sanno chi veramente egli è.

In questa situazione i proventi giungono dalla pubblicità, per cui più
una televisione è popolare e più pubblicità riesce ad accorgliere, più
pubblicità riesce ad accorgliere più ha la forza di essere pervasiva e
diramare i propri tentacoli nei posti che contano ed aumentare la sua
notorietà, più aumenta la sua notorietà e più pubblicità riesce ad
accogliere. Eclissando qualsiasi altra realtà: Europa 7 attende ancora
giustizia.

Tornando quindi ai giornali: paradossalmente, in una situazione di
libero mercato, in cui ai giornali è reso possibile finanziarsi tramite
pubblicità, l’unica cosa capace di poter spezzare una situazione di
monopolio, o comunque di incrinarla un poco, sono i finanziamenti
pubblici. Un finanziamento pubblico potrebbe fare la differenza tra il
veder il proprio giornale pubblicato oppure no, anche se magari quello è
il miglior giornale sulla piazza, per il semplice fatto che la gente non
sa che quello è il miglior giornale sulla piazza.

Ciò detto, credo che i criteri con i quali i finanziamenti pubblici
vengono elargiti debbono cambiare. In realtà, quello che conta è
l’obiettivo: cosa si intende ottenere con i finanziamenti pubblici? A
mio parere qualsiasi intervento dello stato, di qualunque genere esso
sia, dovrebbe servire a ristabilire una situazione di uguaglianza, di
equilibrio. In questo caso, l’equilibrio dell’informazione. Il
finanziamento pubblico, quindi, dovrebbe servire a far tornare i piatti
della bilancia informativa sullo stesso livello, garantire al cittadino
la possibilità di accedere ad un’informazione equilibrata, non
necessariamente nell’ambito di una sola testata informativa, ma
quantomeno nell’ambito dell’intero panorama giornalistico.

E quindi, a mio parere bisognerebbe attuare un sistema per cui gli utili
di una testata provenienti dalla pubblicità vengano in una certa
percentuale redistribuiti alle altre testate sul mercato, in maniera da
garantirne una tiratura minima per un certo periodo da stabilire in sede
di riesame della legge (magari un anno, o due) per poi lasciar camminare
il giornale sulle proprie gambe (non si può pensare di far campare a
vita un giornale con i soldi pubblici).

Sto pensando, quindi, ad un finanziamento pubblico effettuato tassando i
giornali più potenti, non i cittadini. Mi sembra un modo più giusto di
finanziare l’informazione e riequilibrare il mercato. Il concetto della
redistribuzione del reddito, insomma, applicato a giornale inteso come
membro dello Stato Informazione, così come lo si applica al cittadino
inteso come membro dello Stato.

Fammi sapere cosa ne pensi. Sarebbe interessante aprire un dibattito in
merito, magari sul tuo blog.

Ciao, Fabio

[1] http://video.google.it/videoplay?docid=318449616351816693





Considerazioni

4 01 2008

 

L’ITALIA…

 

Fin da piccolo, vuoi per cultura cinematografica, vuoi perchè la mia famiglia ha veramente vissuto il “miracolo italiano” del riscatto sociale dopo la seconda guerra mondiale, ho sempre visto questo mio strano paese come una piccola bomboniera ripiena di persone semplici, lavoratrici, umili e predisposte, osservando i grandi maestri di ogni schieramento, (da De Gasperi che col suo famosissimo discorso all’assemblea di Parigi permise all’Italia di non sedere al tavolo dei “perdenti” a Berlinguer che lanciò l’idea di “eurocomunismo”, fino ad arrivare a Moro e tutto ciò che con lui è morto) a vivere la politica come una seria missione traducendo in fatti l’interpretazione del proprio tempo oltre ad analizzare modelli e proporne di nuovi.

L’italia è il paese dei campanili, tanti, simili, ma mai uguali; è il paese dei mercati, dei contadini, degli imprenditori, della mafia e perchè no, anche dell’oramai inflazionata pizza e mandolino.

Il problema è che un giorno , improvvisamente, ti alzi e non trovi più la tua Italia ed allora ti chiedi il perchè, ti indigni o meglio ti incazzi perchè vorresti anche te le stesse opportunità che sono state date ai tuoi genitori e fa male accorgersi di essere degli illusi e che non si può nemmeno più fare il bago nei fiumi.

Se leggo un giornale, un blog, o se semplicemente entro in un bar (ove si ascolta la vera voce del popolo) trovo disprezzo e non profondo rispetto per la politica e la sua classe dirigente.

Vedo ed esempio De Gregorio e Previti (oltre a troppi pregiudicati che, secondo me, non dovrebbero nemmeno avvicinarsi alla stanza dei bottoni) non posso essere completamente contrario.

Vedo che troppa gente non riesce a pagare il mutuo ed altri non riescono neppure a pagarsi da mangiare l’ultima settimana del mese.

è un’Italia che soffre la mia in cui le chiese sono divenute musei ed i mercati luogo d’incontro per badanti russe e rivenditori cinesi.

Questo non è catastrofismo ed io non sono arreso.

LA MIA ITALIA, quella vera; quella che sa far politica ed ha una visione futura della società ed un SOGNO, quella che va ancora a qualche mostra d’arte e non solo al cinema a vedere “Boldi e De Sica (va detto, per onestà, che io guardo anche Boldi e De Sica), quella che reputa il nichilismo una via troppo sempice per essere seguita, quell’Italia che sa amare il suo paese e non vuole diventare gli “stati uniti d’Italia”, quell’Italia fatta di associazioni, gruppi ed artigiani spesso non apprezzati ed anzi,  logorati da tasse troppe alte senza un’effettivo ritorno in servizi, quell’Italia fatta di nonne che non vengono mandate allo spizio, quell’Italia semplice, con una bandiera semplice E’ UN’ITALIA CHE NON HA PAURA, CHE VUOLE TORNARE AD ESSERE GRANDE NELLA POLITICA, NELL’ARTE, NEL CINEMA E NELL’ECONOMIA, ma quella vera, senza sussistenze statali, E’ UN’ITALIA CHE HA PAURA DEGLI EXTRACOMUNITARI MA CHE NON E’ RAZZISTA.

Bisogna fare uno sforzo non idifferente tutti assieme, ovvero tornare alla basi e da li ripartire, fregandocene di coloro che vivono la politica per affarmismo in quanto quei delinquenti (perchè questo sono) saranno sostiuiti un giorno da una classe dirigente alla quale noi  saremo chiamati a far parte che spero non commetterà più l’errore di distaccarsi dalla base sociale per divenire autoreferenziale.

La mia Italia non è un’utopia e con voi, spero di realizzare questo mio sogno, questa mia visione, questo mio progetto.





CHIEDIAMO SCUSA PER POI CREDERE DI ESSER BUONI

2 01 2008

  

 

 ”IN QUESTA MENZONGNA GENERALIZZATA DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI RESISTERE DICENDO LA VERITA’”

                                           Padre Alex Zanotelli

 

Abbiamo sotituito un numero e come ogni anno abbiamo l’impressione, la speranza, o forse solo la vana utopia che con “lui” cambi anche il mondo…

La privatizzazione dell’acqua, la sanità che anche a Brescia necessita di svariti milioni di €, le elezioni comunali, il problema dei 30 enni che si credono giovani senza capire che il tempo passa e farsi una canna, prendere un aperitivo o circondarsi di gente più piccola non rende adolescenti a vita; c’è la povertà africana, sud americana ed italiana che necessita di una miccia in quanto, come detto ieri sera da padre Zanotelli in un’intervista a SKY TG24: “i poveri devono organizzarsi fra di loro” e non essere assistiti da noi “persone civili”.

C’è il “nostro” PD ripieno di pseudo comunisti e nostalgici democristiani che devono capire che stiamo andando altrove o altrimenti andarsene…

C’è una società malata di protagonismo della quale mi sento figlio illegittimo e bastardo e ci sono ragazzini di 13 anni che tirano già di coca…

C’è la chiesa che sembra più attenta a cosa faccio nel mio letto che della fame nel mondo…

… la fame nel mondo però ha rotto… è da quando sono piccolo che sento di nuove campagne contro la povertà… NO EXCUSE (?????) e nel frattempo ho pure fatto volontariato in Brasile e visiato le zone più povere dell’Argentina parlando con molti ragazzi giovani e giovanissimi con più sogni e progetti di me, ma senza strumenti per realizzarli…

Bisogna prendere coscienza del significano delle parole

FAME è una parola che non conosco CHE PERO’ UCCIDE

CIBO è una parola della quale abuso SENZA CUI PERO’ SI MUORE e per la maggior parte delle persone non ha più significato . Con i fast food il cibo ha perso valore, senso e poesia.

SOLDI sono il potere (volenti o nolenti) E SENZA QUESTI SI PUO’ MORIRE E PEGGIO ANCORA ESSERE UMILIATI O UMILIARE

parole significati e distorsioni.

Azione, denaro e sviluppo delle società.

Fame, povertà, lavoro e sfruttamento

Puttane anche a Brescia sotto le insegne illuminate dei nostri marchi da ricchi quasi a prenderci in giro…

Il 26 nascerà qualcosa… oserei dire FINALMENTE!!!

Pubblico un intervista di “Qui Milano Libera” a Padre Alex Zanotelli in quanto, per il lavoro svolto in Africa e la coerenza nel seguire le proprie idee, lo reputo un esempio che tutti noi dovremmo impegnarci a seguire un po di più in questi giorni con un numero in più…

 BUON ANNO A TUTTI