l’ora di religione

19 10 2009

Ancora una volta, riecco l’invocazione scaramantica: «Ci vorrebbe l’ora di…». Stavolta, quella nuova, da istituire subito nelle scuole pubbliche, sarebbe «l’ora di Islam». C’è qualcosa di drammati­co, ma anche di grotte­sco, nella parabola, vec­chia ormai di due secoli, delle funzioni che si so­gna di affidare alla «scuo­la di Stato». C’è, qui, un mito nato — come tanti — dagli schemi ideologi­ci di giacobini e girondi­ni.

Non lo scettico Voltaire ma il fervoroso Rousseau fu il maestro di quei signori: si nasce buoni, il peccato originale è una favola disastrosa, date ai fanciulli dei maestri acconci ed avrete il regno della bontà, dell’altruismo, del civismo. Sorgono difficoltà sempre nuove? Ma dov’è il problema?
Basterà inserire nella scuola pubblica delle apposite «ore di…» che educhino al bene e al buono i nuovi virgulti; e tutto sarà ripianato.

Da noi, il Cuore deamicisiano è l’icona caricaturale di questi nuovi templi di un’umanità plasmata dalla Ragione e strappata alla superstizione. Succede, però, che proprio nell’Occidente laicamente formato, abbiano trovato folle entusiaste le ideologie mortifere che hanno devastato i due secoli seguiti al trionfo delle utopie roussoiane. Ma poiché gli ideologi hanno per motto «se la realtà non coincide con la teoria, tanto peggio per la realtà», il mito ha continuato ad agire. Il sesso fra gli adolescenti crea gravidanze incongrue e favorisce violenze? Si istituiscano nelle scuole «corsi di educazione sessuale». Alcol e droghe devastano i giovanissimi? Ecco gli esperti per gli appositi «corsi contro le dipendenze». C’è strage su moto e automobili? Subito «corsi di educazione stradale».

La convivenza sociale è sempre più turbolenta? Ecco dei bei «corsi di educazione civica».
Si potrebbe continuare, ma la realtà è chiara: a ogni problema, una risposta affidata alla scuola. Con il risultato, segnalato da pedagogisti ovviamente inascoltati, o di effetti irrilevanti o addirittura di aggravamento delle situazioni: il confuso istinto di ribellione dei giovani porta a sperimentare e a praticare ciò che è condannato nelle prediche degli adulti, soprattutto se insegnanti.
Trasgredire al professore dà tanto gusto come, un tempo, trasgredire al parroco.

E ora, tocca all’Islam, la cui presenza tra noi, ogni giorno in crescita, è tra gli eventi che meritano l’inflazionato aggettivo di «storico». Non siamo davanti a una immigrazione, ma a una di quelle migrazioni che si verificano una o due volte in un millennio. Per quanto importa, sono tra i convinti che, sulla lunga durata, l’Occidente si rivelerà per l’islamismo una trappola mortale. I nostri valori e, più ancora, i nostri vizi, corroderanno e, alla fine, faranno implodere una fede il cui Testo fondante non è per nulla in grado di affrontare la critica cui sono state sottoposte le Scritture ebraico-cristiane.

Una fede che, in 1400 anni, non è mai riuscita ad uscire durevolmente dalle zone attorno ai tropici, essendo una Legge nata per remote organizzazioni tribali. Una fede che, priva di clero e di un’organizzazione unitaria, impossibilitata a interpretare il Corano — da applicare sempre e solo alla lettera — è incapace di affrontare le sfide della modernità e deve rinserrarsi dietro le sue mura, tentando di esorcizzare la paura con l’aggressività. Ma poi: panini al prosciutto, vini e liquori, minigonne e bikini, promiscuità sessuale, pornografia, aborti liberi e gratuiti, «orgogli» omosessuali, persino la convivenza con cani e gatti, esseri impuri, e tutto ciò di cui è fatto il nostro mondo — nel bene e nel male — farà sì che chi si credeva conquistatore si ritroverà conquistato.

Ma questo, dicevo, in una prospettiva storica: per arrivarci passerà molto tempo e molti saranno i travagli, magari i drammi. Per adesso, che fare? Sorprende che, proprio da destra, si proponga lo pseudorimedio che è, da sempre, quello caro alle sinistre: nelle scuole «corsi di Islam», quello buono, quello politically correct . L’idea non ha né capo né coda.

Brevemente: poiché, a parte casi particolari, gli allievi islamici sono ancora pochi in ogni classe, bisognerebbe riunirli tutti assieme in una classe sola, almeno per quelle ore. Ed ecco pronta la madrassa, la scuola coranica, che esige che i credenti in Allah stiano unicamente con altri credenti. Stretti in comunità, a cura della nostra Repubblica, chi farà loro lezione? E che gli si insegnerà? Gli ingenui, o insipienti, promotori della proposta si cullano forse nel mito di un «Islam moderato», pensano che esistano schiere di intellettuali musulmani «laici, pluralisti, democratici», pronti ad affrontare concorsi per cattedre di Islam «corretto»?

Ignorano che incorrerebbe in una fatwa di morte il muslìm che presentasse la sua religione come una verità tra le altre? Non sanno che relativismo e neutralità religiosa sono frutti dell’illuminismo europeo, ma bestemmie per il credente coranico? Ignorano che l’anno islamico inizia da Maometto e che il tempo e il mondo sono solo del suo Allah? Non sanno che è impensabile il concetto stesso di «storia delle religioni» per chi è convinto che c’è una sola fede e le altre sono o incomplete o menzognere? I politici pensano, allora, di affidare le «ore di Islam» a non islamici, di far spiegare il Corano — in modo «laico e neutrale» — a chi non lo crede la Parola eterna e immutabile di Dio?

Fossi un assicuratore, mai stipulerei una polizza sulla vita per simili, improbabili, introvabili docenti. Se l’insegnamento nelle istituende «madrasse della Repubblica italiana» differisse anche di poco da quello delle moschee, l’esplosione di violenza sarebbe inevitabile. E, come troppo spesso è successo con i fautori delle «ore di…», le buone intenzioni produrrebbero frutti disastrosi.

Vittorio Messori

da corriere.it





L’Italia non è più in mano agli italiani, ma dove sono gli italiani?

14 08 2009

A differenza del ministro Bondi io penso che coloro che esercitano un mestiere intellettuale- umanistico (preferisco chiamarli così piuttosto che con l’ambiguo termine di «intellettuali») non abbiano né debbano avere alcuna vocazione a un ruolo pubblico particolare: né destruens né construens che sia. Come tutti, dunque, essi possono scegliersi la parte che vogliono, per esempio scendere direttamente in politica o non farlo. Oppure possono partecipare o no a una fondazione culturale di un partito o di un leader politico. Il tutto senza che ciò influi sca in alcun modo nel giudizio da darsi sui loro pensieri o i loro scritti. Sono stati i regi mi e gli uomini politici più esecrabili quelli che hanno chiesto a coloro di cui stiamo par lando di essere obbligatoriamente «costrut tivi » per evitare di venir considerati dei «pia gnoni » (o magari correre rischi peggiori). Ma detto questo aggiungo subito che non è sull’eterna diatriba circa il ruolo dei colti in politica che verte la discussione che ha preso le mosse dallo scellerato programma approntato per le celebrazioni dell’anniver sario dell’Unità d’Italia.

È altro in realtà ciò di cui si tratta, ed è altro ciò che è in gioco. Ciò di cui si tratta è l’esito della politica quan do la medesima perde ogni retroterra cultu rale, quel retroterra che essa deve necessaria mente avere di per sé, deve essere capace di avere in quanto tale, senza pensare di poter lo chiedere in prestito quando le serve ai co siddetti intellettuali. Qui per l’appunto, inve ce, è avvenuta in Italia una cesura drammati ca, ed è di questa cesura che testimonia cla morosamente l’incredibile spezzatino edili zio pensato per il 2011. Cioè del fatto che do po il grande crollo del 1992-94 le classi diri genti politiche di questo Paese hanno virtual mente troncato ogni legame con qualunque retroterra culturale. Il retroterra culturale di cui parlo ha un contenuto e un nome: la storia d’Italia nella molteplicità delle sue espressioni (politica, sociale, artistica, religiosa, letteraria e via enumerando). È di questa che oggi, ma non da oggi, la politica di casa nostra e i suoi par titi sembrano non volere sapere (e non sape re) più nulla, quasi che la cosa fosse loro in differente: della storia d’Italia, cioè dell’iden tità complessa, unitaria e segmentata, di queste contrade, altissima e miserabile ma sempre struggente per chi le vive e le sente come una patria.

La politica italiana e i suoi attori di destra come di sinistra appaiono incapaci di legge re la vicenda del Paese sul tempo lungo, di coglierne i retroterra lontani, le implicazio ni profonde, di immaginarne le prospettive. Non sono cose che gli interessano. Così co me partiti e capi politici non dimostrano al cun interesse, e quindi ancor meno capaci tà, di interpretare se stessi e il proprio ruolo nel quadro di una tale lettura, al fine di desu merne lineamenti e compiti propri. In Italia la politica non riesce a esprimere alcun sen so vero di mission per il Paese, e dunque nessuna retorica «alta» nel suo discorso — a differenza di quanto avviene per esempio in Paesi come gli Stati Uniti e la Francia — proprio perché le manca questo retroterra storico che diventi coscienza del proprio ruolo. Il risultato è che da quindici anni la politica italiana non riesce a porsi con la so cietà nazionale in una relazione vera e reale che non sia quella puramente estrinseca del momento elettorale. Nel quale, non a caso, quasi tutti i partiti o gli schieramenti, poi, cambiano nome a ogni tornata, a riprova della loro mancanza di vere radici.

Fa ecce zione a tutto ciò, paradossalmente, come già ho avuto modo di dire, solo la Lega. La quale, lei sì, è sempre se stessa, fedele al suo nome e a una lettura forte della storia d’Italia, che esiste, e come!, nel suo implaca bile giudizio negativo. È precisamente l’impossibilità di avere un rapporto con il passato del Paese, — in nanzi tutto per esempio cominciando una buona volta a ripensare la propria origine nel grande trauma rimosso del ’92-’94 — ciò che determina il carattere intimamente provvisorio che non cessa di emanare dalla cosiddetta seconda Repubblica: l’instabilità e mutevolezza di fondo che si avverte sem pre, impalpabili o clamorose, in ogni suo aspetto, in ogni suo partito, in ogni suo lea der, in ogni suo equilibrio politico. Il pro gramma per il 2011 è solo l’espressione tra il patetico e il grottesco di tutto questo: come può mai celebrare la nascita d’Italia, alla fin fine, chi in un senso profondo non sa nep pure che cosa realmente essa sia?

Ernesto Galli della Loggia
14 agosto 2009

tratto da: www.corriere.it





neo-politica

11 06 2009

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Prima il ruvido Soru, il lepido Letta, l’americano Martina, l’ammaliante Madìa, la morbida Mosca, lo scattante Scalfarotto, il rapido Renzi. La speranza del secolo per la settimana in corso, nel Partito Democratico, si chiama Debora Serracchiani. Trentotto anni, vive in Friuli. Gioca a tennis, tifa Roma, ama “Law and order”, ha due cani e tre gatti, indossa collane colorate. Bene: e poi?

Nulla contro Miss Frangetta, che ha fatto il botto alle Europee e, contrapposta a Lady Brambilla, ha brillato a “Ballarò” (meno difficile, diciamolo). Ma l’ansia con cui il Pd lancia i suoi campioni è pari alla fretta con cui li abbandona. Un buon risultato elettorale, una candidatura, qualche uscita TV: di solito basta, per sparare in alto un nome nuovo. Intanto, giù a terra, i marpioni aspettano: cadrà, e noi ci sposteremo per non farci male.
La scelta della dirigenza sembra casuale. Le selezioni di X Factor sono più serie. Qualcuno dirà: è una strategia per evitare la cooptazione, dal caos uscirà il nome del futuro. Se così fosse, perché tutto quel lavorìo, quelle discussioni, quelle assemblee costituenti, quei ci-vedremo-a-Vedrò. Ora c’è “il gruppo del Lingotto”. Buona fortuna, ma occhio: Torino, a Veltroni, non ha portato bene.
Mario Ajello sul “Messaggero” parla di “neopolitica”. Termine impeccabile: i nei, sulla politica italiana, non mancano. L’uso emotivo delle nuove leve è tra questi. Perché gli americani insistono con le primarie (vere)? Perché sono un modo di provare un candidato. Idee, carattere, tenuta psicofisica. Obama non è uscito per caso. Viene da anni di tentativi, ragionamenti, esperimenti (www.rockthevote.com), lavoro porta a porta. L’unico “Porta a porta” che appassiona i dirigenti del Pd va in onda su Rai Uno in seconda serata.
In attesa di un congresso – alleluia! – qualche dubbio è lecito. I leader democratici sembrano i cavallini meccanici che gareggiano nelle fiere di paese: vanno in testa a turno, e non si capisce perché. Veltroni ha condotto una coraggiosa campagna elettorale, Franceschini s’è rivelato un vice sorprendente. Ma nessuno è riuscito a emozionare gli elettori.
Dario Di Vico, sul “Corriere”, mostra d’aver capito perché la Lega funziona (“Fabbriche e gazebo: la Lega modello Pci”). Perché c’è, discute, semplifica, festeggia, ha una struttura chiara (un generale, quattro colonnelli, seguono ufficiali, sottufficiali e truppa). Dà spesso risposte rozze a problemi delicati: ma almeno le dà. Facebook è importante: ma anche guardarsi in faccia serve. Ecco perché la Lega sopravviverà a Bossi, mentre c’è da domandarsi se il Pdl abbia un futuro dopo Berlusconi. E il Pd? Per sopravvivere dovrebbe prima vivere: siamo in attesa.

 

Beppe Severgnini





oltre la scienza non so giudicare

7 04 2009

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Giampaolo Giuliani, tecnico di laboratorio presso l’INFN dei Laboratori del Gran Sasso, come Le è venuta l’idea di realizzare uno strumento in grado di prevedere le scosse sismiche?
Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l’Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon…
Così ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l’aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico. Nel 2002, ad esempio, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di 1 solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L’Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell’evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon.

2 – Che cos’è il radon?
E’ un gas nobile ed è il gas più pesante che esista. Non interagisce con altre sostanze, quindi esce dalla crosta terrestre e si stratifica fino a 10 centimetri da terra, essendo così pesante ed a causa della pressione atmosferica, non riesce ad alzarsi di più. E’ il killer delle cantine non areate in quanto se respirato in quantità elevate porta il cancro ai polmoni: l’atomo di radon ha una vita media di 3,8 giorni e nel suo decadimento produce due isotopi, il Piombo-214 ed il Bismuto-214, che decadendo beta rilasciano radiazione gamma. I gamma inalati si fissano ai polmoni, ai bronchi ed al pancreas annichilendo questi stessi organi! Quando c’è un evento sismico, per esempio, la quantità di radon presente nei locali che ospitano gli strumenti è talmente alta da essere dannosa e sono costretto ad aspettare almeno un giorno per accedervi. 

3 –Ci spiega la sua invenzione, la sua creatura? Che cos’è un Precursore sismico?
E’ uno strumento in grado di rilevare il radon e di evidenziarne le modifiche di concentrazione. Il precursore sismico permette di monitorare i territori e, attraverso la variazione di concentrazione del radon, permette di prevedere un evento sismico con un anticipo variabile dalle 6 alle 24 ore e una efficienza maggiore dell’80%. Ora disponiamo di 5 stazioni che ci consentono di triangolare i dati ottenendo con precisione l’epicentro ed il grado sismico dell’evento. Attraverso questa macchina ho potuto studiare il comportamento del radon e conoscerne delle caratteristiche non note alla scienza ufficiale perché sprovvista della tecnologia da noi utilizzata. I 5 Precursori sismici si trovano a Coppito, nel Laboratorio del Gran Sasso (ospite dell’INFN), presso la scuola De Amicis, a Fagnano e a Pineto; sono tutti a più di 3 metri sotto terra e in corrispondenza di un evento sismico rilevano nello stesso momento, lo stesso segnale creando un grafico perfettamente sovrapponibile.

4 – Cosa ci può dire dello Sciame sismico che dal 16 gennaio scorso interessa la città e spaventa i suoi abitanti?
Attraverso il Precursore sismico abbiamo potuto riscontrare, in questi 9 anni di studio, che il territorio di L’Aquila è interessato ogni anno nello stesso periodo da uno sciame sismico, non intenso e, per questo, in genere non percepito dalla popolazione. Quest’anno questo sciame sismico è stato più intenso e con delle scosse più forti, che sono state rilevate dalla popolazione. Lo sciame non è un fenomeno preparatorio ad un evento sismico più rilevante, né ha correlazione con grandi piogge o nevicate, come ho sentito dire da molti. E’ un fenomeno normale per una zona come quella di L’Aquila.
I dati ottenuti in questi 9 anni di studi, ci hanno consentito di rilevare un rischio sismico maggiore nel periodo invernale che va da novembre ad aprile. Senza voler banalizzare, ma per semplificare i concetti, posso aggiungere anche che l’attività sismica è strettamente correlata alle fasi lunari. In particolare quest’anno, il sistema Terra-Luna, si è venuto a trovare al Perielio (Punto più vicino al Sole, in Inverno) con la Luna nello stesso periodo alla minima distanza dalla Terra, e con il Pianeta Venere allineato, in fase di Venere piena anch’essa vicina. L’attrazione gravitazionale delle masse sulla Terra hanno intensificato l’effetto marea sul nostro pianeta, rendendo gli eventi sismici più rilevanti, rispetto agli altri sciami, cui siamo stati interessati negli anni precedenti. Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo. 

5 – Come si pone la scienza ufficiale nei riguardi della sua invenzione?
Mi osserva con interesse … una parte mi da fiducia, come dimostra anche il Direttore dell’INFN che mi ha messo a disposizione un locale per ospitare uno dei 5 Precursori sismici; una parte è un po’ più cauta e scettica. Nel 2005 ho tenuto un seminario presso l’INFN a cui hanno partecipato quasi 100 scienziati, alcuni esperti di geofisica altri di particelle cosmiche. In quella occasione ho presentato il rivelatore di radon, ho rivelato i dati che dimostrano l’efficienza dello strumento ed ho dimostrato la correlazione tra l’allarme generato dal Precursore e l’evento sismico.

di Roberta Galeotti)
mercoledì 25 marzo 2009 
tratto da: http://www.ilcapoluogo.com
Il radon è un elemento radioattivo che è in continua produzione (dove per “produzione” intendo che fa parte di una delle principali catene di decadimento: http://it.wikipedia.org/wiki/Catena_di_decadimento) anche nei muri di casa tua. Essendo però un gas, per di più un gas nobile (che non lega con gli altri elementi), se ne va per i cazzi suoi nell’atmosfera. Sottoterra questo non avviene, quindi il radon fuoriesce solo se si creano delle fratture nella crosta che permettono il passaggio in atmosfera.

Non c’è nessun aumento nella produzione del radon, perché il decadimento radioattivo segue una ben precisa legge fisica. Quello che credo succeda è che l’aumento della percentuale di radon (misurabile in quanto è radioattivo) è legato alle scosse che precorrono l’evento principale.

Ora, sicuramente è una procedura sperimentale e quelli della protezione civile si staranno ancora chiedendo cosa è il radon. E’ però fastidioso che gli amichetti dell’Istituto di Geofisica li coprano gettando scredito sul povero Giuliani. Anzi, direi che forse è il caso di approfondire lo studio della correlazione fra le scosse e le fuoriuscite per vedere se effettivamente queste ultime possono esser dei buoni indicatori per prevedere il verificarsi di un terremoto.

tratto dal forum studentibicocca.it





SILVIOCARTOLINA

29 03 2009

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Da Rho i Giovani Democratici e il segretario Franceschini lanciano la cartolina-appello, da inviare a Belrusconi per l’accorpamento dei prossimi appuntamenti elettorali. E’ partita oggi la campagna dei Giovani democratici per inviare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una cartolina-appello per l’accorpamento della data del referendum con quella delle elezioni europee e amministrative. Il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, oggi ha simbolicamente imbucato la prima delle migliaia di cartoline che saranno spedite dai Giovani democratici di tutta Italia a Palazzo Chigi. E davanti all’ufficio postale ha replicato al Cavaliere, che intervenendo telefonicamente al convegno di Reteitalia, diceva: “Siamo al 43% dei consensi e puntiamo ad arrivare al 51%”. Il segretario democratico a chi gli chiedeva un commento ha risposto: “Non so perchè sia così umile, io ho un sondaggio qua in tasca secondo il quale il suo partito è già al 51% e alle Europee può arrivare al 92%

da: http://www.icaregiovani.it/ (votate il sondaggio… votate Romina Zago)





Brescia e “la nuova stagione”

25 03 2009

primapagina

Caro Segretario,   

                              ho sempre pensato che i giovani e la giovanile, dovessero guardare alla promozione della passione politica e all’impegno per la costituzione di un soggetto “partito” autorevole e credibile.

Verifico, invece, che pur d’età anagrafica “giovane”, lei è gia politicamente “vecchio” e si accasa nelle pieghe di nuove e comode correnti. (Conferenza stampa di ieri a sostegno di Peli… un segretario provinciale, anche quello adulto e cittadino, che si permettono durante una fase ancora costituente del partito di sostenere durante le primarie, ancora in corso, un candidato anzichè un altro NON SI E’ MAI VISTO in quei paesi dove le primarie sono anni che si svolgono , senza pagare 3€ per altro)
Non si degna neppure, dopo una settimana e almeno 15 telefonate, di rispondere al telefono. (se chiamo Fausto Raciti risponde , se chiamo Lei, invece NO… vi siete scambiati i ruoli?)
Giovani d’età, vecchi in politica! 
A livello meramente organizzativo non ho visto, in un mese di segreteria, nulla di concreto tranne le solite 3 proposte sgangherate e prive di una visione.
CON MENO DI 400 VOTI, IN UNA PROVINCIA IMMENSA COME LA NOSTRA, SE FOSSI IO IL SEGRETARIO, MI PREOCCUPEREI DI CREARLA UNA GIOVANILE, NON DI DIVIDERE (?) FRA CORRENTI (?) CON L’AIUTO DEI “GRANDI” (?) LA SEGRETERIA
La politica è una cosa seria, e di bambini che si prestano a giochi di potere convinti di sentirsi dire grazie e poter così crescere, IO SONO STUFO!!!
CAMBIAMO DAVVERO QUESTO PARTITO, 
CAMBIAMO IL MODO DI FAR POLITICA, 
CAMBIAMO IL NOSTRO STATICO E VECCHIO SEGRETARIO PROVINCIALE!!!I
PER TORNARE A PROVARE A VINCERE, 
PER TORNARE A FARE POLITICA,
 SCEGLIAMO IL CAMBIAMENTO, NON SOLO QUELLO A PAROLE!!!
VOGLIO UN PD DEI FATTI
…e per questo la sfido caro segretario, lei è stato votato da meno di 30 persone, votati a loro volta con voti di amicizia, non di appartenenza, ecco perchè le chiedo di dimettersi subito dopo le elezioni e chiediamo alla gente chi vuole come segretario, andiamo per i paesi a spiegare cosa dev’essere una giovanile, e quali sono le nostre (!!!) (non quelle di qualche adulto che ci imbocca) idee, andiamo ad incontrare le associazioni, e con loro quel mondo di volontari che muove la nostra meravigliosa provincia, diveniamo portavoci del malessere dei nostri giorni, proviamo a far nascere la passione nei nostri coetanei per quella cosa chiamata politica, fatta di progetti ed idee, non solo di parole
Andiamo allo scontro senza DS e Margherita, creiamo una giovanile con un base diversa, ed  una segreteria senza quote (?!)
Giovanni Braga Dettoni 
AGGIORNAMENTO… MAGGIORE CHIAREZZA
in una fase ancora costituente, il segretario, sia esso cittadino (Giorgio De martin), provinciale, (Franco Tolotti) o giovanile (Nicola Del Bono) non può e non dovrebbe essere un soggetto di parte legato a cognomi e/o correnti, ma dovrebbe essere invece garanzia del processo costituente, e quindi garantire tutte le espressioni interne al partito.

 

IO SONO IL PARTITO DEMOCRATICO, COME TUTTI VOI, E, SPERO COME VOI, NON CAPISCO QUESTO GIOCO AL MASSACRO VOLTO ALLA MERA DIVISIONE DEL PARTITO…

 

 

 





smettere di fumare

20 03 2009

Non sono le mie 100 sigarette…

non è semplice accorgersi di essere rimasti coperti tutta notte,

accorgersi che è stupida ogni nostra lamentela e che non ne vale la pena…

Siamo rimasti tutta la notte coperti in attesa di qualcosa che non so

ed il mio affetto non ti ha sedotta,

nè i tuoi almenti mi hanno allontanato,

nè dolce e gabbana sulla tua pelle

nè hugo sulla mia…

SIAMO RIMASTI COPERTI

ed ora ti saluto, con la mia solita sigaretta in bocca…

butto lei

e butto te…





14 mesi, 42 paesi, dancing 2008

12 03 2009





The Fireman

24 12 2008

in tempo di auguri, regali inutili ed indesiderati, luci fluorescenti e babbi natale che fanno paura ai bambini nei centri commerciali, consiglio l’acquisto, o il regalo, di uno dei migliori CD attualmente in commercio:

The Fireman (ovvero Paul McCartney Ft. Youth) - Electric Arguments

 

 





TOMS Shoes (qualcosa sta cambiando)

22 07 2008

Da quando è nata nel 2006 TOMS ha distribuito (gratuitamente) 10.000 paia di scarpe a bambini argentini ed altre 50.000 in Sud Africa.

Per il 2008 le scarpe distribuite si pensa possano arrivare a 200.000 (!!!)

Per ogni paio di scarpe acquistate TOMS ne regala uno ad un bambino in difficoltà in quei paesi dove persone senza colpa hanno avuto la “sfortuna” di non avere la nostra di “fortuna”…

SONO PICCOLI MA INDISPENSABILI GESTI

Purtroppo non è ancora possibile acquistare le TOMS in Italia, “room1512″ pubblicherà, non appena in vendita, come e dove poterlo fare…

 

Stay Tuned…

 

(qualcosa sta cambiando)

 

 

 

https://www.tomsshoes.com/